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Sono mesi che Berlusconi e i suoi boicottano l’elezione del presidente della Vigilanza Rai. Alla fine, anche un uomo paziente come il Capo dello Stato perde la pazienza e striglia Parlamento e governo: non si può andare avanti così. La commissione Vigilanza Rai del resto è ormai arrivata alla vigilia della ventesima convocazione andata va vuoto. Anche il giudice della Consulta che deve essere sostituito non si riesce ad avere. Non viene scelto chi prenda il posto, vacante da oltre un anno, del dimissionario Romano Vaccarella. In mattinata Napolitano ha avuto un colloquio telefonico con Marco Pannella che lo stesso presidente non esita a definire «cordiale». I due hanno parlato della lettera inviata al Quirinale dalla Segretaria dei Radicali Italiani dopo lo sciopero della fame dello stesso Pannella per denunciare il «furto di democrazia» della mancata elezione di un giudice costituzionale e del Presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai. Napolitano riferisce sul colloquio: «A Marco Pannella di cui ben conosco il disinteressato rigore nell’esigere il rispetto di adempimenti costituzionali ho fatto presente la preoccupazione e l’impegno con cui da tempo seguo queste vicende. Lo sanno bene i Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Si tratta di obblighi a cui il Parlamento non può ulteriormente sottrarsi, in quanto toccano la funzionalità di importanti istituti di garanzia».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79584
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da MilanoPoche regole per un monopolio. Primo, niente concorrenti. Secondo, gli «agganci» giusti. Terzo – se necessario – truccare le carte. Così nasce un «cartello». Lo stesso che, secondo la procura di Milano, avrebbero messo in piedi quattro aziende specializzate nella fornitura agli Enti locali di autovelox e telecamere a infrarossi (T-red). Contratti pubblici a percentuale. Migliaia di verbali, milioni di euro. Appalti in 29 comuni sparsi in tutta Italia. Da Milano a Benevento, da Varese a Roma. Un «dominio commerciale», lo chiama il gip Andrea Ghinetti nell’ordinanza di custodia cautelare che dispone il carcere per Raoul Cairoli, amministratore unico della Ci.Ti.Esse srl, e i domiciliari per Giuseppe Astorri, direttore commerciale di Scae spa, Simone Zari, socio e amministratore di fatto della Centro Servizi srl, e Antonino Tysserand, amministratore unico della Tecnotraffico srl. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzate alla turbativa di commesse pubbliche.Un business enorme. Un affare per tutti. Per chi fornisce le apparecchiature, che guadagna in percentuale sui verbali (e solo la Ci.Ti.Esse, nel 2006, produce un volume d’affari da 9 milioni di euro). E per gli amministratori pubblici, disposti a spendere centinaia di migliaia di euro per il noleggio delle apparecchiature, pur di «assicurare alle casse comunali – scrive ancora il gip – un cospicuo gettito di denaro». Anche se – come emerso dall’indagine – in molti casi la durata del giallo era così ridotta da indurre gli automobilisti a bruciare il semaforo.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291308
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Josef Koudelka tra le sue fotografie, quelle di Praga 1968. Adesso, trent’anni dopo, sono in mostra anche in Italia, a Milano, la storia d’allora alla prova del presente e della distanza. Di mezzo il «muro di Berlino», che è crollato, e il crollo sembra aver moltiplicato gli anni.Josef Koudelka di anni ne ha settanta, ne aveva diciotto all’epoca di Budapest, trentenne fotografò i carri armati del Patto di Varsavia e del socialismo reale nelle strade di Praga. Koudelka, la camicia verde militare, le maniche rimboccate, i capelli biondi un po’ lunghi un po’ sparsi, sembra molto più giovane, forse per l’allegria e per l’ironia o per le maniere disincantate con le quali parla del suo passato, ad esempio di quella notte d’agosto quando tre volte un’amica lo avvertì che qualcosa di eccezionale stava avvenendo a Praga, che stavano arrivando i russi, e tre volte si girò dall’altra parte e si rimise a dormire. Finalmente si decise a dar retta alla sua informatrice. scese in strada e cominciò a fotografare. Fotografò per giorni e giorni, consumò metri e metri di pellicola, nascose dove poteva il risultato del suo lavoro e alla fine si ritrovò con uno straordinario reportage, come mai si sarebbe sognato: la cronaca in diretta della rivolta di Praga, della passione di un popolo che aveva creduto in Dubcek e nella sua strada. Parla sorridendo, tra inglese francese spagnolo italiano. <br><br><small>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78173 </small>
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